I limiti legali del Marketing

I limiti legali del Marketing

La pubblicità è l’anima del mercato e di ogni business. Ogni azienda ha il proprio piano marketing, più o meno aggressivo, indispensabile per vendere e “piazzare” i propri prodotti.

Quanti imprenditori conoscono le regole della pubblicità ed i relativi rischi legali?

Le imprese che si confrontano sul mercato ricorrendo allo strumento pubblicitario hanno il diritto a che nessuno si avvantaggi scorrettamente, utilizzando messaggi decettivi e tali da alterare la sana e leale competizione che dovrebbe sempre caratterizzare il giusto mercato.

Quindi, ogni qual volta un imprenditore, attarverso artifici, forzature e condotte scorrette, sottrae quote di mercato e consenso ai danni dei propri competitor mediante la pubblcità, pone in essere un comportamento legalmente censurabile.

Non sono solo le imprese che operano nel mercato ad essere coinvolte nella dinamica pubblicitaria, ma altro protagonista è il consumatore, che fa parte del pubblico dei potenziali acquirenti.

L’utente – consumatore, destinatario naturale della pubblicità commerciale, quotidianamente assoggettato alle conseguenze derivanti dalla portata contenutistica dei relativi messaggi, è sostanzialmente partecipe del fenomeno pubblicitario.

L’interesse del consumatore si realizza nel momento in cui egli compie un acquisto non viziato da turbative o imperfetta informazione.

Egli ha il diritto di effettuare scelte d’acquisto motivate e coscienti, sulla base di informazioni e suggerimenti che siano corretti, onesti e veritieri.

Pratica commerciale: quando è scorretta?

È scorretto ogni comportamento adottato da venditori, produttori o commercianti, al fine di ingannare il “consumatore medio”, alterando la sua capacità di prendere una decisione consapevole d’acquisto.

Pratica commerciale: quando è ingannevole?

Le “pratiche commerciali ingannevoli” consistono nel fornire al consumatore informazioni non veritiere ovvero informazioni vere che, però, per il modo in cui sono presentate o perché generano confusione con altri prodotti o servizi concorrenti inducono il consumatore ad un acquisto che altrimenti non farebbe. Tra queste, ad esempio, rientra la pubblicità ingannevole.

Pratica commerciale: quando è aggressiva?

Le “pratiche commerciali aggressive” consistono nel ricorso a molestie o pressioni, a volte addirittura a minacce o violenza, che possono indurre il consumatore ad acquistare un servizio o un prodotto che altrimenti non sceglierebbe.

Come ci si può Tutelare?

Dal punto di vista del consumatore o di un competitor, il primo rimedio prevede la denuncia all’AGCM.

Nel caso si accerti la scorrettezza della pratica commerciale l’Antitrust può vietare la diffusione del messaggio ovvero il comportamento illegittimo dell’operatore, stabilendo sanzioni pecuniarie di importo da 5.000 a 500.000 euro. (ESEMPI: l’Antitrust ha censurato le pubblicità di molte compagnie aeree che non mostravano in modo trasparente il costo finale dei biglietti aerei).

Per le stesse ragioni si è pronunciata, di recente, sul carattere ingannevole delle pubblicità di società del settore energia, diffuse tramite spot televisivi, internet, brochure e cartelloni stradali, in cui i prezzi erano dichiarati “congelati” senza dar notizia delle spese aggiuntive da sostenere.

Altri casi diffusi su cui si è espressa l’Autorità hanno riguardato le pubblicità di automobili e connessi finanziamenti con tassi di interesse non percepibili dai consumatori con la dovuta chiarezza.

Per evitare le sanzioni, dal punto di vista dell’imprenditore, è sempre necessario confrontarsi con il proprio legale di fiducia al fine di valutare possibili criticità della pubblicità e trovare la formula giuridicamente più corretta per raggiungere l’obiettivo prefissato.

 

 

Per ottenere una consulenza e verificare la legittimità delle politiche di marketing e pubblicità, contattaci scrivendo all’indirizzo info@studiolegaleps.it. Saremo lieti di aiutarti ad individuare la soluzione più idonea a salvaguardare i tuoi interessi.

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