Social Network: “quei contratti che firmiamo senza leggere”

Nel secolo del Digital e dell’informazione, capita spesso di trovarsi nella condizione di sottoscrivere contratti per potere accedere a servizi di messaggistica, social network, app, etc. senza averne piena cognizione.

Accettare le famose “Condizioni Generali di utilizzo”, così come fornire i consensi privacy, sono veri e propri atti giuridici che necessitano di un approfondimento da parte dell’utilizzatore finale onde evitare di imbattersi in problematiche di ogni sorta.

Ne abbiamo analizzati due su tutti: Facebook e Twitter.

Le condizioni d’uso di Facebook

Nel caso di Facebook, ad esempio, la home page del sito dichiara che, tramite l’iscrizione, l’utente accetta le condizioni d’uso, leggendo le quali si apprendono le regole che il gestore della piattaforma ha unilateralmente predisposto.

Il punto n. 3, in particolare, illustra quali condotte sono consentite agli utenti e quali non lo sono. Tuttavia, il complesso delle regole che l’utente deve rispettare non si esaurisce nelle condizioni d’uso.

Infatti, il punto n. 5 delle condizioni elenca una lunga serie di documenti che costituiscono “ulteriori condizioni e normative applicabili all’utente”, che riguardano il controllo delle inserzioni, la normativa sul trattamento dei dati, la normativa sui cookies, le informazioni sulla privacy, le condizioni commerciali, le condizioni sulle vendite, regole specifiche per programmatori, sviluppatori, inserzionisti, gruppi.

Questo vasto corpus di regole non è soggetto ad alcuna specifica accettazione da parte dell’utente, che si intende implicitamente avvenuta con l’iscrizione alla piattaforma.

Ciò appare scorretto soprattutto in relazione alla normativa sul trattamento dei dati personali, per la quale il regolamento UE n. 2016/679 prescrive invece che il consenso sia prestato in modo esplicito, specifico ed inequivocabile.

Fra tutti i documenti che integrano le condizioni d’uso, assume un’importanza particolare quello intitolato Standard della Community, posto che la sua violazione può determinare la sospensione o la disattivazione dell’account senza alcun obbligo di preavviso (come indicato al punto n. 4.2 delle condizioni d’uso).

Qualora l’utente volesse approfondire ulteriormente i vari argomenti trattati negli Standard della Community, sono presenti dei collegamenti a pagine web esclusivamente in lingua inglese (Hard Questions Blog), in cui sono contenute ulteriori spiegazioni. Insomma, il sistema utilizzato da Facebook è strutturato come una serie di “scatole cinesi”, in cui l’utente, partendo da informazioni più generali, può cliccare su altre pagine che contengono informazioni via via più specifiche.

Questo significa che, di fatto, Facebook ha la possibilità di esercitare una vera e propria forma di censura nei confronti di tutti quei soggetti, enti, organizzazioni, etc., che, sulla base del proprio giudizio arbitrario, non rispettano i suoi standard.

Inoltre, FB ha la facoltà di modificare le condizioni in ogni momento, comunicandolo agli utenti con preavviso di 30 giorni, termine entro il quale l’utente potrà recedere dalla piattaforma disiscrivendosi.

A ciò si aggiunge l’ovvia considerazione che per molti utenti attivi sul social la cancellazione del proprio account è un prezzo troppo alto da pagare e che quindi molte persone, pur di non essere estromesse dalla piattaforma grazie alla quale coltivano una densa rete di relazioni sociali, saranno portate comunque a adeguarsi alle condizioni stabilite unilateralmente dal gestore e alle periodiche modifiche di queste ultime.

Per giunta, qualora l’utente scegliesse di abbandonare Facebook migrando su un altro social, Facebook non prevede il diritto alla portabilità dei dati (ossia il diritto dell’utente di trasmettere i dati contenuti nel proprio profilo da un social all’altro senza impedimenti) che invece è sancito dall’art. 20 del regolamento UE n. 2016/679.

Le “norme di Twitter”

La situazione di Twitter, che può essere assunto come termine di paragone, non è molto diversa.

Il sistema delle “scatole” contenute una dentro l’altra è utilizzato anche qui.

Cliccando sul tasto “iscriviti” il nuovo utente dichiara di avere almeno sedici anni e di accettare le condizioni contenute in tre documenti: i termini di servizio, l’informativa sulla privacy e le regole sull’utilizzo dei cookies.

Questi documenti sono accessibili dalla home page di Twitter. Però, leggendo i termini di servizio, proprio all’inizio c’è scritto che «il consenso dell’utente di Twitter comprende i presenti termini di servizio, la nostra informativa sulla privacy, le norme di Twitter e tutte le politiche integrate».

Si scopre così che clausole che l’utente accetta al momento dell’i-scrizione sono ben più numerose e articolate di quanto non lasci presupporre la dicitura posta accanto al tasto “iscriviti”, dato il riferimento aggiuntivo alle “norme di Twitter” e alle “politiche integrate”.

Le cosiddette “norme di Twitter” sembrano particolarmente rilevanti; infatti al punto n. 4 dei termini d’uso compare l’invito all’utente a consultarle, in quanto esse sono parte del consenso prestato dall’utente e indicano quali comportamenti sono vietati. Cliccando sul relativo link, compare una pagina intitolata “regole e norme di Twitter” suddivisa in varie sezioni tematiche relative a diversi tipi di contenuti e a diverse possibili condotte degli utenti, contenenti numerose prescrizioni dettagliate che, senza un’apparente logicità, sono qualificate talvolta come “regole”, talaltra come “norme” e talaltra ancora come “linee guida”.

Una sezione di questa pagina è intitolata “regole di Twitter”: contiene un elenco di categorie di contenuti (ad esempio violenza, terrorismo, pedopornografia, odio, molestie, autolesionismo, informazioni private, nudità, integrità delle elezioni, copyright e varie altre voci) e di policies adottate da Twitter rispetto a ciascuna di esse.

Per ogni categoria si può cliccare sulla voce “per saperne di più”, venendo indirizzati ad altre pagine web contenenti informazioni e spiegazioni più dettagliate. Lo sforzo richiesto all’utente per informarsi compiutamente delle condizioni d’uso della piattaforma anche qui è notevole. La violazione alle regole sui contenuti comporta, a seconda della gravità della violazione, un richiamo all’utente, la richiesta di rimuovere i contenuti segnalati come inappropriati, la cancellazione forzata di tali contenuti o, nei casi più gravi di inottemperanza reiterata, la disattivazione dell’account.

Se non altro, Twitter si impegna a rispettare il principio di proporzionalità fra condotta scorretta dell’utente e reazione del gestore della piattaforma.

Tuttavia, nei termini d’uso Twitter si riserva il diritto di sospendere o risolvere gli account o cessare la fornitura dei servizi in tutto o in parte «in qualsiasi momento e per qualsivoglia motivo, o senza alcun motivo».

Di conseguenza, l’utente non può rivendicare il diritto di utilizzare i servizi di Twitter nemmeno nel caso di assoluto e pieno rispetto di tutte le regole.

Come nel caso di Facebook, anche Twitter dichiara che avvertirà l’utente con trenta giorni di preavviso nel caso di modifiche apportate ai termini d’uso, consentendo all’utente che non le condividesse di cancellare il proprio account.

Questa clausola, però, si applica solo alle modifiche apportate ai termini d’uso. Poiché nulla viene precisato relativamente ad eventuali modifiche apportate da Twitter alle varie ulteriori norme, regole e linee guida, si deve presupporre che tali documenti possano subire variazioni anche senza preavviso, ponendo l’utente in una condizione di inconsapevole inottemperanza.

 

Sei ancora convinto della libertà offerta dai social network ?

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